| 7° Non Rubare |
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Una pecora un bue e un po’ di grano: ecco i furti che si potevano compiere dodici secoli prima di Cristo, quando venne formulato il comandamento “Non rubare”. Una bicicletta: ecco il grande furto, che ci scandalizzava e che poteva essere perpetrabile quando eravamo bambini, agli inizi degli anni sessanta. Ora il furto prende l’ampiezza dei mezzi elettronici e può viaggiare alla velocità della luce: paesi interi che si organizzano per arricchirsi con il traffico della droga e con il commercio delle armi. Rubare una pecora 2300 anni fa, rubare una bicicletta negli anni sessanta, rubare tanti miliardi oggi di per sé costituisce sempre un’infrazione al settimo comandamento. Chi misura la gravità del peccato? Benché il fine non giustifica i mezzi, ci sono tante circostanze nelle quali l’azione di una persona che mira ad appropriarsi di beni altrui, non cade necessariamente nell’area della proibizione del settimo comandamento. Partiamo dalla Bibbia. Questa ritiene lecito che una persona si impossessi di beni altrui, entro limiti ben precisi: può prendere per sé tanto quanto le abbisogna per sopravvivere una giornata. E, se il giorno seguente di nuovo non ha da mangiare, può andare nei campi altrui e impossessarsi del grano di cui abbisogna la sua famiglia. S. Agostino, prima di convertirsi al Cristianesimo, assetato di giustizia, si iscrisse al movimento dei “circumcelliones”, di quanti cioè andavano a portare via i beni dei ricchi, per distribuirli ai poveri. Questo non era un furto, ma un’operazione di “giustizia distributiva”. Chi misura la gravità del peccato consistente nel lasciar morire di fame quaranta bambini ogni minuto? Come non considerare tutto un furto lo stile Quando in una famiglia i genitori affermano davanti ai figli : ”Siamo in un mondo di ladri, tutti rubano a cominciare dai politici”, sottraggono ad ogni essere umano la possibilità di essere creduto nella sua sostanziale onestà, insultano, e in ciò peccano gravemente, quanti lavorano onestamente, e pongono le premesse per giustificare i furti che i figli potrebbero commettere. Questi, messi alla prova, saranno disonesti, rifacendosi a quell’ingiusta e colpevole affermazione: “Sono tutti ladri!”. Ciò premesso, occorre anche ammettere che i furti sono numerosi e numerosissimi i ladri. Quindi, se non si può generalizzare affermando: “Tutti sono ladri”, occorre avere il coraggio di denunciare che molti lo sono. E a chi ruba va ricordato l’obbligo della restituzione, diversamente non serve andare a confessarsi. Anche l’onore va restituito. Bisogna dichiarare pubblicamente d’aver sbagliato e di aver calunniato un innocente, diversamente non ci può essere la riconciliazione sia con Dio sia con il prossimo. Ritorniamo all’Antico Testamento, quando la gente poteva rubare una pecora e un po’ di grano. Ma come la mettiamo, ad esempio, con le multinazionali? C’è un limite alle grandi concentrazioni economiche? C’è un limite alla proprietà privata? Il lucrare imponendo altissimi interessi non è onesto. E’ disonesta la concentrazione delle ricchezze nelle mani di poche grandi “famiglie” che praticamente condizionano l’economia e la politica di tutti gli Stati. Il limite della proprietà privata è già stato dato magistralmente da Sant’Ambrogio, nel IV secolo: “il tuo superfluo è rubato al povero”. E per superfluo si deve intendere ogni tipo di differenza.
Tino Bottazzi ( considerazioni desunte dal mensile L’APOSTOLO DI MARIA ) Tino vi invita all’ascolto della Pagina Della Famiglia, un punto di incontro su temi di attualità che coinvolgono direttamente o indirettamente la sfera famigliare, ogni lunedì alle ore 8,15 This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it
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……il rubare oggi può avere diverse sfaccettature.
di vita consumistico di noi occidentali che sprechiamo i beni che sarebbero indispensabili per la sopravvivenza dell’80% dell’umanità? E’ concepibile non sentirsi ladri quando buttiamo via quintali e quintali di pane nelle pattumiere, ogni giorno, mentre esistono ottocento milioni di persone che non hanno di che sopravvivere?
Sono molti a confessare di aver trasgredito la volontà di Dio in questo campo? No, purtroppo. Le persone ora non si confessano più in generale,o si confessano male. Non sanno che dire, perché la loro coscienza è indurita. Non accostandosi alla Luce, non vedono le loro ombre. Non confrontandosi con l’Amore, non scoprono i loro furti d’amore, di cibo, di speranza, di credibilità, d’onore.








