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Paolo Saporiti

C’è chi ama attribuire etichette a ogni cosa. La mia generazione, quella degli adolescenti anni ’90, fu definita “xGeneration”, non capendo bene chi e cosa fossimo. Non eravamo più i lampadati paninari e nemmeno i pallidi dark, era rimasta qualche reminiscenza metal, sicuramente nessuna traccia dei rampanti yuppies.
Oggi ci ritroviamo adulti, politicamente spaesati e abituati a gestirci da soli, molto spesso ci inventiamo lavori, non smettiamo di credere nella nostra arte e ci sentiamo costretti a difendere un concetto di identità e libertà autoprodotto.

Ne abbiamo parlato la scorsa settimana con Paolo Saporiti, che ha presentato il suo ultimo lavoro “L’ultimo ricatto” (OrangeHomeRecords), una fotografia, la metafora di un momento “dell’esistenza come Uomo, in senso lato”. Paolo Saporiti narrala sua storia e la sua evoluzione attraverso un sound che attinge dalle sonorità folk, “a partire dalla scelta di ottenere dalla registrazione un suono caldo e personale, affidandosi alle sapienti mani di Raffaele Abbate nel suo studio sui colli genovesi, lontano da Milano. Ma se non fosse per la solida scrittura del suo titolare potrebbe essere quasi scambiato per un disco di sperimentazione”.

Questa settimana invece, vogliamo dare spazio alla voce della “iGeneration”, Manuela Bianchi. Degli adolescenti tecnologici si dipinge un’immagine asettica, isolata e vagamente alienante, un quadro che vede un fluire di giovani precari verso un futuro che li vuole connessi alla rete e sconnessi alla realtà. Ma sarà vero?
Manuela Bianchi ha portato negli studi di Radio Punto, la sua chitarra, la sua timidezza, i suoi amici, il racconto di un’adolescente che racconta le sue aspirazioni imbracciando una chitarra. Siamo curiosi di seguire il suo percorso e, chissà, magari un giorno potremo dire di essere stati i primi ad intervistare la nuova rivelazione della musica italiana, questo il nostro augurio per Manuela Bianchi.

 

“in quel gesto di coraggio e disaccordo con lo stato delle cose che sta dietro la scelta di smettere di subire. Perché è così che l’Uomo trova sé stesso: passando dal “L’ultimo ricatto” al primo gesto di vera libertà”
http://www.paolosaporiti.com/

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